Il Progetto

Il Cimitero della Villetta fu costruito per volontà della duchessa Maria Luigia d’Austria, già moglie di Napoleone, a partire dal 1819 in località San Pellegrino, secondo un progetto redatto dall’ingegnere comunale G. Cocconcelli (1). Esso prende il nome dal luogo scelto per la costruzione: prima della conversione in camposanto, avvenuta nel febbraio del 1817, l’area era infatti occupata da una villa suburbana di proprietà dei Gesuiti.
L’ottagono perimetrale fu realizzato sul terreno, già cintato, acquisito dal Comune, con la partecipazione diretta dei privati: una organizzazione di tipo ‘condominiale’ a proprietà mista (2) analoga, tanto nel finanziamento che nella suddivisione sociale, a quella adottata negli stessi anni per la realizzazione del Teatro Regio che impone ai privati la realizzazione diretta degli archi acquistati sotto la direzione dell’architetto Sante Bergamaschi, direttore dei lavori per conto del Comune. Al contempo si vieta la sepoltura nelle chiese.
La concezione generale e la scelta della localizzazione risolvono un dibattito che risale alla metà del secolo precedente, del quale restano disegni e una relazione (3). Il complesso cimiteriale presenta aree ed oggetti ordinatamente definiti, così da ricondurlo ad un sistema organizzato secondo gerarchie sociali, le comunità urbane ed i loro valori: una città nella città dove l’architettura mostra divisioni fisiche e caratterizzazioni tipologiche che riflettono quelle della società dei vivi, e le sepolture sono distinte in relazione al ceto, al credo, alle modalità della morte.
Nella tipologia architettonica risulta evidente l’impronta neoclassica, comune a molti degli edifici rappresentativi voluti da Maria Luigia e ad altre strutture cimiteriali italiane, quali quelle contemporanee di Torino e Genova, dove regole compositive fondate sulla simmetria danno origine ad impianti geometricamente determinati.
Anche a Parma, gli elementi che strutturano il nuovo cimitero sono: un muro di cinta, un piccolo fabbricato d’ingresso, una cappella funeraria inizialmente prevista al centro del campo. In queste elaborazioni (datate 1817) le forme di matrice razionale e monumentale della tradizione illuminista lasciano il posto a stilemi neoclassici. Il progetto definitivo firmato dal Cocconcelli propone una forma con tipologia a “corte” ottagonale porticata, con quattro lati maggiori e quattro minori alternati e  “la Cappella in faccia all’ingresso così che la vista del cimitero viene a rimanere più libera (…)” (4). 
Il porticato perimetrale risulta costituito da 156 campate, definite da pilastri ed archi a tutto sesto, destinate alle confraternite religiose e laiche, alle casate nobiliari della città e, in parte, di proprietà comunale per la vendita in perpetuo o a tempo di avelli singoli.
L’edificazione ebbe inizio dal muro perimetrale, completato nel 1823, al quale vennero a piccoli gruppi addossate le arcate con relative cripte, per prime quelle che costeggiano l’ingresso e la cappella. Il lavoro procedette a rilento e fu completata solo nel 1876, a cura diretta dai proprietari, secondo uno schema architettonico comune. La decorazione interna, pur soggetta all’autorizzazione di un’apposita commissione, era libera: l’unico vincolo regolamentato riguarda il mantenimento del libero passaggio lungo il porticato.
Lungo il perimetro ottagonale si collocano le architetture di servizio, la camera mortuaria e l’Oratorio. Quest’ultimo, dedicato a San Gregorio Magno, è a pianta quadrata, con vano centrale ottagonale (che richiama la configurazione del recinto cimiteriale) e pronao dorico tetrastilo con frontone in stile neoclassico. Fu realizzato lungo il perimetro dell’ottagono al centro del lato ovest, in asse con l’accesso principale, nell’intento di creare un fondale prospettico regolatore dell’equilibrio geometrico del recinto. Il progetto, oggi conservato presso l’Archivio di Stato (5), risale al 1818 ed è realizzato  tra il 1819 e il 1823.
I lati minori inclinati formano con il muro esterno a pianta quadrata, circoscritto all’ottagono, quattro spazi triangolari, ove era previsto l’inserimento di funzioni differenziate: l’ossario nella sezione sud-est; le sepolture della comunità ebraica ed evangelica nella sud-ovest; la sezione nord-ovest fu destinata ai condannati a morte ed ai suicidi (con una zona riservata al boia e la sua famiglia); infine la nord-est accoglieva, come nel limbo, i bambini nati morti o comunque non battezzati.
L’istituto fondamentalmente laico del cimitero viene adattato alla fede della popolazione locale, in maggioranza cattolica, determinando una tipologia specifica nella città di Parma: infatti l’area riservata a “quei che professano Religione differente dalla nostra…” (6), a differenza degli altri tre spazi interstiziali (e contrariamente a quanto definito nel primo progetto) aveva l’accesso indipendente: nonostante la possibilità concessa agli ebrei di risiedere in città da parte del governo francese, la condizione sociale delle comunità acattoliche non era ancora di totale integrazione. Tale area risultò ben presto insufficiente alle esigenze delle comunità acattoliche, così che nel 1865 venne presentato il progetto per il nuovo cimitero israelita, previsto all’esterno del recinto quadrato della Villetta, in prossimità del settore acattolico esistente. E’ in quest’area che ancora oggi possiamo rintracciare le lapidi più antiche, ovvero quelle del periodo compreso tra il 1870 e il 1910. Nel 1875/76 il settore ebraico fu separato da quello dei protestanti con la costruzione di un muro (7). La crescita del complesso cimiteriale, dal primitivo portico ottagonale, ha perciò inizio ancor prima che siano completati gli archi.
L’interno, diviso in quattro campi da due viali ortogonali, era destinato alle sepolture comuni e ai monumenti individuali, che dovevano sorgere ai due lati del viale principale di collegamento tra l’ingresso e l’Oratorio.
Il regolamento cimiteriale emanato da Maria Luigia (8) definiva anche le essenze ammesse per ombreggiare le sepolture: esse dovevano essere a sviluppo verticale, come cipressi e pioppi cipressini.
Nel 1862 il Cimitero fu collegato alla più vicina porta urbana con un viale alberato, “superba allea fiancheggiata di cipressi”, concepito come elemento di continuità tra la città e la struttura cimiteriale, per conferire al percorso un decoro adeguato all’importanza dell’architettura che ne costituiva la meta e, nello stesso tempo, alla solennità rituale del funerale (9).

Note:
(1) AdSPr, Mappe del patrimonio dello Stato, disegni di progetto dell’ingresso e della cappella (G. Cocconcelli, 1820).
(2) AdSPr, Registro delle proprietà delle arcate del costruendo cimitero, Casa e Corte di Maria Luigia (1810-1848). I documenti testimoniano la costruzione delle arcate a carico diretto dei prorietari: la proprietà comunale - nella quale gli avelli erano ceduti in perpetuo o a tempo - e quella privata si affianca alla concessione temporanea a confraternite civili o religiose.
(3) Nel 1756 Fontanesi redige il progetto di un cimitero extraurbano, in AdSPr, Archivio Du Tillot, Edilità dello Stato, busta 2 p.29 fascicolo 1, sottofascicolo X.
(4) C. COCCONCELLI, Perizia delle spese occorrenti per la costruzione di un cimitero (...), Ms. (1817, 24 febbraio), in AdSPr, fondo comune, culto 1817, b.3168 (Salute Pubblica 1817-1821) e b. 2292.
(5) AdSPr, Mappe del patrimonio dello Stato, 634, 1818.
(6) C. COCCONCELLI, Perizia delle spese occorrenti per la costruzione di un cimitero (...), Ms. (1817, 24 febbraio), in AdSPr, fondo comune, culto 1817, b.3168 (Salute Pubblica 1817-1821) e b. 2292.
(7) AdSPr, Raccolta leggi vol.15 anno 1919, <<Risoluzione sovrana intorno ai beni della Villetta posseduti già dal Collegio Lalatta e dati poi al Collegio dei Nobili e al comune di Parma>>, Parma 15 novembre 1817.
(8) ASCPr, Carteggio 1880, b.550, Acque.
(9) ASCPr, Carteggio 1876, b.449, Strade.

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